• Lo Sciamano e il Cristo - Daniel Meurois

Lo Sciamano e il Cristo

“Amici che mi leggete,
Non so cosa mi abbia spinto questa mattina a voler condividere con voi queste righe tratte dal mio ultimo libro, Lo Sciamano e il Cristo. Forse il fatto che Madre Terra che ci accoglie abbia tanta difficoltà a farci nascere come esseri umani degni di questo nome… Ma non è la Madre che fallisce, è l’apprendista umano a essere riluttante di fronte alla dignità di poter camminare in posizione eretta, senza deviazioni e di fronte al Sole.
Questo estratto ci porta all’interno di una capanna sudatoria durante una cerimonia chiamata “inipi”, destinata ad accedere a uno stato di coscienza superiore attraverso una visione.”

Daniel Meurois – Novembre 2020

«Non ebbi più altra percezione del mio essere che quella di una nebbia luminosa e dell’occhio della mia coscienza che stava al centro di uno spazio immacolato. La pace totale… Tutto avrebbe potuto fermarsi lì… Il mio cuore avrebbe potuto decidere di sospendere i suoi battiti…
Eppure… Un punto, impercettibile in un primo momento, si espanse a poco a poco nel cuore di quell’oceano virginale. Prese forma da solo come a volte sanno fare certe nuvole nella purezza dei cieli.

Una Donna stava in piedi davanti a me, intorno a me e forse anche in me. Come esprimerlo altrimenti, se non dicendo che Lei occupava tutto il posto di Tutto, contemporaneamente imponente per la sua maestà e talmente gracile…
Era… Il mio cuore provava una terribile difficoltà a osare balbettare un nome…
Aatentsic (1) la madre di tutti gli uomini? Maria, la madre di Gesù? Come percepire quella donna nella sua verità? Come captare le parole precise e giuste? Il colore della sua pelle e quello del suo abito erano anch’essi inafferrabili.
Ed ecco che all’improvviso percepii la forma di un bambino fra le sue braccia, un bambino che aveva in mano un mandella (2) e nell’altra un pezzo di pane.

Ebbi quasi paura, tanto che per un breve istante avrei voluto spegnere tutto delle loro due sagome che erano una sola… Una sola Presenza, una sola Realtà così determinata ma anche tanto tenera da farmi male. Fu allora che ricevetti il suo sorriso, sentii il suo Soffio che mi attraversava… e che mi vidi stupido con la mia povertà umana… quanto bastava perché mi venisse offerto un secondo sorriso e che qualche parola mi venisse ad accarezzare.

«Il nome è un ostacolo per te, Wantan? Lo è sempre stato. A cominciare dal tuo… Io, invece, ne porto molti… Quindi scegli quello che preferisci e… se non sai scegliere, allora chiamami la Madre di tutti i popoli…».
La Madre? Era al tempo stesso così evidente e così difficile da accettare, da integrare! Con questo dovevo intendere l’Antenato degli Antenati? Eppure lei era così… giovane che sembrava dire che nulla l’aveva mai turbata.
«Sì, la Madre…» ripeté dentro di me. Poi scomparve come se il sole o la luna fossero di colpo svaniti in una crudele dolcezza perpetua seminatrice di nostalgia.
«Oh…»

Mi ricordo quel grido, quell’espirazione sfinita che mi scaturì dal petto nella sacralità dell’istante. Mi fece ricadere nella mia carne e nell’oscurità soffocante del mio santuario. […]

Ormai era limpido… Il mio cuore non smetteva di ripetermi che Aatentsic e Maria avevano lo stesso volto profondo, che la loro Essenza era Una e che attraverso la Grazia del Suo parto perpetuo l’Umano poteva imparare a partorire se stesso in ogni uomo e in ogni donna. Scoprire questo era talmente grande!».

(1) Nella Tradizione wendat e fra i popoli algonchini, Aatentsic rappresenta la Dea Madre
(2) Un mandella è uno scudo di pace, simbolo di protezione

© DANIEL MEUROIS, Lo Sciamano e il Cristo, capitolo XVI
traduzione di Renata Germanet