I Buoni Sentimenti

Sembra che tutti cerchino amore, benessere, in breve un po’ più di dolcezza e di armonia. È possibile, e credo persino che sia vero… Ciò non toglie che alcuni di noi diano regolarmente prova di una buona dose di incongruenza e di illogicità. Come tutti, mi capita di ascoltare la radio e di sfogliare riviste. La pagina degli spettacoli attira spesso la mia attenzione. Ora, la settimana scorsa, un cronista mi ha un po’ rattristato. A dire il vero, per l’ennesima volta dall’inizio dell’anno.

«Sì, – dichiarava pomposamente – a rigor di logica si potrebbe andare a vedere questo film… Tuttavia, con tutti quei buoni sentimenti, è un po’ pesante. E poi, la fotografia è decisamente troppo bella… un po’ alla National Geographic. Lasciamolo agli appassionati di Disney! Vi parlerò invece dell’ultimo lungometraggio che proviene da oltreoceano: questo sì, che è un vero ritratto al vetriolo!».

Mi è subito venuta voglia di telefonargli: «Benissimo, signore, a ciascuno i suoi gusti e la sua sensibilità! Ma vorrei che me lo spiegasse… Il bello la disturba così tanto? E ciò che è buono, la infastidisce? Cosa la spaventa in loro? Davvero la indispone l’idea che si possa avere un’anima alla ricerca di un diverso orizzonte? Se così fosse, mi piacerebbe sapere perché… Sì, perché bisognerebbe, secondo lei, distogliere lo sguardo non appena si tratta di dare alla nostra vita una dimensione diversa da quella della sua aggressività quotidiana? Perché dovremmo spezzare le ali dei seminatori di speranza e rompere gli slanci di chi cerca di parlarci d’amore senza usare parole di dominazione, di gelosia e di vendetta?

Se lei avesse una risposta onesta e coerente, mi piacerebbe davvero conoscerla… Oh, lo so, lei non è l’unico ad abbozzare un sorriso beffardo e a scoccare qualche freccia assassina non appena appare un’opera che ci illumina l’orizzonte. Ed è anche perfettamente in linea con la moda! Per niente originale! È vero, in certi ambienti oggi è considerato di buon gusto tessere le lodi di ciò che sporca e livella verso il basso. Amare ciò che è brutto, violento e disarmonico è molto snob. Sembra che sia un atteggiamento semplicemente più adulto e più realista.

Ma, vede, signor cronista, il problema è che la sua professione porta con sé una responsabilità: lei forma delle opinioni e, al di là di queste opinioni, lei modella delle mentalità. Parlando del suo presente interiore… e, per forza di cose, senza saperlo, delle sue paure, lei semina un po’ di futuro negli altri. E quel futuro, a che cosa assomiglierà? Per quanto mi riguarda, ci tengo a farle sapere che non sono certo stufo di ciò che è bello o buono.

Come molti altri, e malgrado le statistiche, non mi stanco di immaginare le prospettive che potrebbero aprire al nostro mondo se solo si volesse amplificarli un po’ di più. Non parlo certo di quella melassa emotiva a buon mercato di cui i nostri schermi spesso abbondano. Ciò di cui ho sete sono davvero quei sentimenti veri e quei grandi ideali attraverso cui la nostra anima si ricorda di esistere. È questo che si chiama essere naif o sognatori? Dopo tutto, se le fa piacere, io accetto di buon grado di essere definito in questo modo, perché le cose più belle sono sempre state compiute grazie a “speranze insensate” e a “visioni irragionevoli”. Allora sto sognando? Può darsi.. Ma non dimentichiamo mai che il sogno è il divenire in fase di costruzione….

 

©  Daniel Meurois

traduzione di Renata Germanet